martedì 26 agosto 2008

26 agosto 2008

Piangevi. Le tue labbra sottili non trattenevano il tremore della sofferenza, come una voce sommessa, che vorrebbe urlare ma non ne ha il coraggio. Sei sempre stata così, un angelo leggero che sembrava piegarsi a ogni soffio di vento, ma che era in grado di reggere tutto il peso del mio mondo. Il più dolce e timido dei titani.

Perché non mi guardavi? Per non trasmettermi neanche un attimo di quell'angoscia, ne sono sicuro. Perché avevi attraversato la notte per vivere una parentesi di gioia, che poteva essere la speranza di una felicità più lunga del volo di una foglia.

Io dovevo andar via, dovevo svegliarmi.

Ho ingannato il diavolo e in un attimo di distrazione ti ho raggiunta, ti ho abbracciata e...
Piangevi. Perché sapevi che tutto sarebbe stato rimandato, ancora, un'altra volta, per chissà quante volte. Un abbraccio che è durato una vita o forse una notte. Le mie parole erano le tue parole, ma non siamo riusciti a dire nulla.

Io dovevo andar via, dovevo svegliarmi.

4 commenti:

Mara ha detto...

Non so esattamente perchè, ma mi commuove questo... sogno, frammento, ricordo... che cos'è?
Non lo so, eppure mi ricorda qualcosa.

Le cose davvero belle hanno qualcosa di universale, qualcosa in grado di appartenere a tutti...

Neurasia ha detto...

Grazie...

Esattamente non so nemmeno io cosa sia, ma in effetti ci hai preso, in quanto è il racconto del frammento di un sogno e i sogni sono rielaborazione di ricordi. Almeno questo lo è. Ho cercato di raccontare il sogno nella maniera che più si addice ai sogni: in maniera allucinata e poetica, come sono i sogni stessi. Ne è venuto fuori appunto un frammento. Mi ha fatto bene scriverlo e mi fa davvero piacere che la tua sensibilità lo abbia colto, diciamo empaticamente, dato che razionalmente non è possibile se non si conosce tutta la storia.

Sto elaborando un'esperienza molto importante per me e che mi stringe tuttora il cuore come una corona di spine. Non so perché ma sento il bisogno di esprimerla in questo modo. Potrei scriverci un racconto, se solo ne fossi in grado e ne avessi il tempo.

:)

Mara ha detto...

Già è molto bello che tu ci abbia provato... io ho 2 raccoglitori PIENI di ricordi di sogni... raccontati nel modo più razionale possibile!
Non potrei mai farne un libro, ma per lunghezza ci sarei...

mi sa invece che il tuo metodo è migliore, il modo poetico è sicuramente più efficace per raccontare i sogni.

o forse i tuoi sogni sono più poetici dei miei! :-)

spero che continuerai, è molto bello e affascinante questo esperimento...

massileo ha detto...

ma neurasia è proprio questo no? un esperimento, una navigazione senza rotta, con un finto pirata a bordo di una nave che non è nemmeno sua, che accoglie a bordo viaggiatori stralunati...

è da prendere così, senza un progetto ben preciso, con le sue poesie e filastrocche, i suoi sogni, i suoi deliri...

le persone colte dicono che ciò che conta è il viaggio e non la destinazione, giusto?

e chi vorrà remare remerà, saremo in due, tre o trecento, cosa importa?

quando questo viaggio finirà, se finirà, ciascuno di noi avrà un ricordo in più da raccontare o alla peggio avrà avuto un'emozione in più in saccoccia...

per ora viaggiamo...

"Sig. Sulu, alla via così"
"Andiamo... là! ... da quella parte..."

;)