venerdì 13 novembre 2009

Saprai che non t'amo e che t'amo

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

(Pablo Neruda - Cento sonetti d'amore - 1959)


Sabrás que no te amo y que te amo

Sabrás que no te amo y que te amo
puesto que de dos modos es la vida,
la palabra es un ala del silencio,
el fuego tiene una mitad de frío.
Yo te amo para comenzar a amarte,
para recomenzar el infinito
y para no dejar de amarte nunca:
por eso no te amo todavía.
Te amo y no te amo como si tuviera
en mis manos las llaves de la dicha
y un incierto destino desdichado.
Mi amor tiene dos vidas para armarte.
Por eso te amo cuando no te amo
y por eso te amo cuando te amo.

giovedì 12 novembre 2009

Lo sapevate che la @ (chiocciolina) nasce in Italia?

Ho trovato una storia curiosissima... Ve la riporto di seguito. ;)>



(Tratto da: Documenti per la storia ecnomica dei secoli XIII-XVI. Con una nota di paleografia commerciale a cura di Federigo Melis, Firenze Olshki, 1972) - Seguire questo link per il testo originale con traduzione disponibile sul sito di Repubblica.it

Quella chiocciola antica inventata dagli italiani

di DARIO OLIVERO

C'è chi dice "chiocciola", chi dice "chiocciolina", chi fa l'esperto e dice "at", in inglese. Tutti riconoscono quel simbolo che sta in mezzo a un indirizzo di posta elettronica: la @. Ma da dove viene? Chi ha pensato di utilizzarla facendola diventare uno dei caratteri più importanti della Rete? Perché scegliere proprio quel simbolo? E, soprattutto, chi l'ha inventato? La risposta a tutte queste domande ci riporta indietro di almeno cinque secoli. La chiocciola, tracciata esattamente con quello stilema compare in alcuni scritti del '500. Sono scritti commerciali, lettere mercantili. E sono italiani. Veneziani, per essere precisi. Come, dalla fiorente economia della Serenissima, passando attraverso l'impero navale inglese e sfiorando il mondo arabo e la Spagna, la chiocciola sia sbarcata su Internet, è un viaggio che ha scoperto Giorgio Stabile, docente di Storia della scienza dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Stabile, curando una raccolta fotografica per l'Istituto Treccani che dovrà contenere tutti i fatti salienti del secolo, ha approfondito le origini di molti degli aspetti delle nuove tecnologie. Tra questi non poteva mancare Internet né la rivoluzionaria svolta nelle comunicazioni che ha impresso l'avvento della posta elettronica. Ed ecco quindi la ricerca delle origini di quello strano segno presente sulle tastiere dei pc di tutto il mondo.

Professore, come è incominciata la ricerca? "Dal mondo anglossassone. Nei caratteri tipografici del secolo scorso, la @ assume il significato di at a price of, al prezzo di. Un simbolo squisitamente commerciale". E' stato questo l'indizio che ha dato l'input alla ricerca a ritroso attraverso il tempo. Simbolo commerciale, dunque. Quindi, racconta Stabile, bisognava cercare in quella direzione l'antenato che ha consentito al mondo anglosassone di poterlo utilizzare. "Nessun simbolo nasce dal nulla e nessun simbolo viene scelto a caso", dice il professore.

Allora, grazie a un paio di dritte della Scuola paleografica romana, Stabile ha consultato una raccolta di documenti mercantili italiani di proprietà dell'Istituto internazionale di storia ecomomica "Francesco Datini" di Prato, curata da Federigo Melis. Bingo. Seguendo questa pista, Giorgio Stabile è arrivato a scoprire che la @ rappresentava un'icona dei mercanti italiani (soprattutto veneziani), che la utilizzavano come abbreviazione commerciale dell'anfora, unità di peso e capacità dalle origini antichissime.

Due indizi non fanno una prova. E allora ecco il terzo che conferma l'universalità di quel simbolo. Stabile ha fatto un altro passo indietro. Anno 1492 (agli appassionati di coincidenze non sfuggirà questo aspetto): un dizionario spagnolo-latino traduce la parola "arroba" con "anfora" e cioè dimostra che le due unità di misura sono conosciute sia nel mondo arabo ispanico che in quello greco-latino.

Ma allora professore come si è arrivati da questa accezione commerciale a quella del ciberspazio? "Merito di Ray Tomlinson, un ingegnere americano. E' uno dei padri di Internet, è stato il primo a individuare un sistema di posta elettronica da utilizzare su Arpanet, l'antenato del Web. Gli serviva un simbolo da inserire tra il nome del destinatario e il percorso per arrivare al server dove questo era ospitato. Era l'inizio degli anni Settanta. Tomlinson se l'è trovato sulla tastiera perché, come abbiamo detto, gli anglosassoni hanno continuato a servirsene con l'accezione di at price of. Ed ecco risolto il mistero".

Insomma, si potrebbe tranquillamente sostituire l'espressione "chiocciola" con l'espressione "anfora"? "Sì, volendo. Ma al di là della diffusione del simbolo nel mondo arabo, non dimentichiamo il merito degli italiani. A proposito, ho il sospetto, ma ho bisogno di tempo per approfondire la ricerca, che questo simbolo possa essere stato utilizzato anche da Leonardo da Vinci. Vedremo".


mercoledì 11 novembre 2009

CHE PALLE IL BOSONE!


Signore e signori, ecco a voi il SINCROTRONE!

Quello nell'immagine è il Large Hadron Collider (LHD), l'acceleratore di PROTONI del CERN di Ginevra, l'ultimo eccezionale manufatto della volontà di potenza del MASCHIO OCCIDENTALE!

Già il nome sembra più adatto a un oggetto da BONDAGE!

Quante storie che ruotano (è proprio il caso di dirlo) attorno a questo magnifico esempio di virilità scientifica. Non vi tedio con spiegazioni scientifiche perché semplicemente non saprei darne! Andate su google e fate qualche ricerca. Ma a quanto pare, nemmeno gli scienziati ci stanno capendo un granché e taluni, più che spiegazioni scientifiche, vanno proprio dritti sul para-scientifico, argomento su cui mi sento più a mio agio!

Quello che ho capito è che questo bestione dovrebbe servire, anche, a confermare il Modello Standard della Fisica delle particelle, in quanto potrebbe accertare l'esistenza del 'bosone di Higgs', un'ipotetica particella elementare, l'unica del Modello a non essere stata ancora osservata. Ma ne siamo proprio sicuri poi? E se ci fossero altri mini-bosoni ancora più piccoli? Bah!

Questa particella è stata denominata anche "la particella di dio", per le sue implicazioni teologiche: il bosone confermerebbe l'atto di nascita dell'Esistente e il modello cosmologico del BIG BANG. Anche se ho timore che non si possa dimostrare scientificamente l'inesistenza di Dio e che non serve una laurea in teologia per affermare, se dovesse servire, che Dio aveva già previsto tutto, BOSONE INCLUSO!

Infatti qualcuno va dicendo che DIO ODIA IL BOSONE e che farà di tutto per ostacolarne la cattura. Saranno quindi voluti i recenti malfunzionamenti del Mostro di Ginevra? Infatti il paventato "BIG BANG in clausura" è stato bloccato addirittura da una BRICIOLA mangiata da un passerotto di passaggio: il malcapitato passero, che pare sia finito stracotto, è stato quindi mandato da dio in persona personalmente? (link)

Oppure, come ha annunciato il fisico Holger Bech Nielsen, si tratta di un «veto del futuro» in quanto questo Sig. Futuro, per evitare una rovinosa rilevazione del bosone, vuole impedire il buon esito dell'esperimento? Pazzesco! Ora è chiaro, dovevo fare lo scienziato, così avrei potuto sparare le cazzate più immani senza rischio di essere preso in giro!

Ma Nielsen è in buona compagnia da questo punto di vista: altri due 'autorevoli' scienziati hanno avanzato una teoria su quella che vorrei ormai definire "Sindrome del Bosone": il bosone è "talmente pericoloso (infatti alcuni parlano di potenziale ricreazione di un BIG BANG o di un BUCO NERO che potrebbe distruggere il pianeta!) che la sua creazione innescherebbe prontamente un ritorno al passato, per bloccare così il sincrotrone prima che questo produca la famigerata particella di Dio. Alla stregua di un viaggiatore del tempo che torna indietro per cambiare il corso degli eventi passati."

A proposito di catastrofi... beh, siamo proprio fantastici noi umanoidi, probabilmente gli unici esseri, nell'universo intero, a filmare in anteprima la propria fine: il prossimo 13 novembre uscirà 2012, il film sulla profezia dei Maya!

Detto questo, vorrei concludere con una parola di solidarietà per il crononauta John Titor, che si starà ribaltando nella sua macchina del Tempo! E caspiterina, uno non fa in tempo a tornarsene nel 2036 a bordo della sua Chevrolet che il passerotto si va a impastare nel sincrotrone!!!

CHI E' TITOR?!?!? Va beh, non posso spiegarvi tutto, informatevi!!!

lunedì 9 novembre 2009

La parola-chiave

Non capisco tutte quelle noiose dissertazioni che si presentano ogni volta che qualcuno chiede quale sia la parola-chiave!

La parola-chiave è 'chiave'.

Punto!

venerdì 6 novembre 2009

Sentire l'influenza

Mi han detto che l'acqua ossigenata può essere un rimedio semplice ed economico per l'influenza, rimedio finora taciuto da tutti gli operatori del settore a vantaggio dell'industria farmaceutica. Ciò di per sé non sarebbe affatto strano!

Io non lo so se è vero, ma nel caso in cui dovessi avvertire qualche sintomo, di certo proverò con qualche goccia di acqua ossigenata nelle orecchie. Infatti pare che un medico tanti tanti anni fa scoprì che i virus di influenza e raffreddore si annidano prima di tutto nelle nostre orecchie!

Fate questa ricerca su google: influenza+acqua+ossigenata
e leggete un attimino, basta la prima pagina.

Sembra incredibile vero? Ora capisco meglio quando ti dicono "sento un po' di influenza"!

Lunga Vita e Prosperità!

lunedì 2 novembre 2009

L'uomo in ritardo


(Salvador Dalì - La persistenza della memoria 1931 - Museum of Modern Art - New York)

Quasi tutte le mattine, salendo sul treno delle 8.26 per Padova, incrocio un signore di mezza età che scende dalla carrozza per fotografare il tabellone e immortalare l'inesorabile ritardo che oscilla dai 15 ai 45 minuti. Dopodiché risale sul treno, imprecando tra sé e sé. Giunti a Padova, quest'uomo intristito da anni di ritardi accumulati sui binari, scende definitivamente dalla carrozza, estrae la fotocamera digitale, punta il tabellone e scatta.

A Padova di solito il ritardo aumenta di altri 10 minuti. Cioé: in meno di 50 chilometri il treno Eurocity riesce ad accumulare ben 10 minuti di ulteriore ritardo.

Da quando atterra sulla banchina e per tutto il sottopasso, l'uomo dei ritardi non fa che borbottare con voce incalzante in direzione della mandria che, noncurante dell'esaurito pendolare, si avvia meccanicamente verso l'uscita e diretta al Mattatoio Civile. C'è chi si avvia verso il Grande Esamificio di Stato, pronto per un futuro da precario, c'è chi si dirige verso uno dei mille Uffici Pre-pensionati a Lunga Degenza.

L'uomo sempre in ritardo non capisce queste persone che parlottano freneticamente di cose inutili, con voci basse e confuse nel rumore di fondo della stazione dei treni. No, non capisce. Si incazza, le apostrofa come 'muli', 'vittime del sistema', 'passivi'. La sua frase preferita è "vi fate sottomettere da tutti, per questo che le cose non cambieranno mai".

La gente si volta dall'altra parte e distorce lo sguardo con un certo biasimo. "Povero rincoglionito!".

Io lo guardo come guardo i folli, con un misto di tenerezza e curiosità. E penso che come tutti i folli ha ragione da vendere, ma esagera un po'.  Mi chiedo se c'è una via di mezzo tra la mandria e il folle. Forse è una questione di tempi... La mandria non pensa al tempo se non inconsciamente, come se fosse una successione di cose da fare, già impartite fin dall'infanzia. Il folle pensa al tempo alla stregua di un demone da combattere, vincere o perire, dominare o essere dominati. Forse la scelta migliore è smettere di inseguire il tempo che passa. E' una corsa inutile. Meglio concentrarsi sullo spazio, perché il tempo è un cattivo maestro, nessuno dei suoi allievi riesce mai a superarlo!


giovedì 29 ottobre 2009

Meglio una scimmia oggi che un broker domani




Avete mai provato quel brivido freddo che percorre la colonna vertebrale in certe situazioni, come quando un oggetto appuntito striscia malamente sulla lavagna, producendo quel fastidiosissimo rumore stridulo? Oppure quando siete soli in casa, di notte, avete appena visto un film Horror del tipo "L'esorcista" e poco dopo aver spento la luce sentite un sibilo nella stanza accanto?

Avete mai provato quella sensazione quasi di allappamento alla schiena, come se la colonna vertebrale fosse simile a un nastro da regali che si arriccia dopo che vi avete strisciato la forbice?

Ecco, questa è la sensazione che provo quando sento parlare Eugenio, detto u geniu, il broker finanziario dell'ufficio titoli. Un omuncolo canuto sui quaranta, che ha fatto carriera negli anni '90 quando le Borse macinavano e tutti sembravano piccoli Einstein della finanza. Peccato che in quegli anni anche una scimmia avrebbe saputo vendere bene... Infatti dopo qualche anno ci siamo accorti di come funzionava il sistema economico e quali danni è stato in grado di produrre.

Anzi, se non ricordo male, qualche anno fa un economista americano ipotizzò che anche una scimmia avrebbe potuto ottenere prestazioni borsistiche migliori di un intermediario finanziario. Qualcuno fece addirittura l'esperimento con un macaco e, manco a dirlo, il risultato fu che la scimmietta riuscì a battere l'indice medio dei fondi azionari.

E di certo il macaco non era consapevole sei risvolti etici di quello che stava facendo...

Alla faccia di Darwin!

Comunque sia, negli ultimi anni Eugenio ha perso quasi tutti i capelli e ora razzola inquieto per i corridoi dell'ufficio facendo finta di dare dritte geniali su come far fruttare i soldi in Borsa. Non ha perso il vizio di strillare come una scimmia urlatrice (appunto...), come facevano i vecchi operatori di Borsa quando non c'era tutta la tecnologia di oggi e gli ordini si urlavano nel salone di Piazza Affari. Le cose procedevano più lentamente... e forse si aveva il tempo di pensare di più. In fondo il nostro cervello non si è evoluto più di tanto dai tempi di Socrate (anzi, forse per nulla come dicono alcuni scienziati), quindi visto che fare le cose di fretta non è molto saggio, tanto vale farle fare a una scimmia.

lunedì 26 ottobre 2009

Aforismi - Fai giusta la scelta

Non esistono decisioni giuste e decisioni sbagliate. Esistono solo le scelte che facciamo e una volta prese, tutte le decisioni sono giuste.
Neurasia

venerdì 23 ottobre 2009

Varie ed eventuali

"Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione rispondi alle nostre domande" è il titolo del gruppo Facebook che sostituisce "Uccidiamo Berlusconi". Sono sempre più convinto che Facebook superficializza ogni cosa. Ma è il segno dei tempi.

Questa mattina in radio il matusa Vespa si scagliava contro la Rete, luogo demoniaco dove il terrorismo prolifera. La comunicazione politica di Raiuno è in buone mani.

Divertentissime le battute di Striscia di ieri sera. L'imitatore di Vespa ha intervistato vari politici sulle vicissitudini del premier e ha fatto due battutissime:

Sulla visita a Putin: "Berlusconi è andato a fare un putin tour?"

"Berlusconi si è lamentato con la stampa estera perché sputtana l'Italia... Lui vuole essere l'unico a sputtanarla?"

giovedì 15 ottobre 2009

Diversabili in equilibrio precario



Sono passati quasi due giorni da uno sgradevole episodio che ho vissuto in prima persona. Non ho voluto parlarne prima proprio per non lasciarmi 'prendere' troppo. Ora sono più lucido, meno arrabbiato, ma ancora profondamente amareggiato.

Due giorni fa, verso le sei del pomeriggio, stavo prendendo il treno per tornare a Vicenza e, poco prima di salire, vedo una coppia di ipovedenti che si avvicina alla carrozza accompagnata da un dipendente delle Ferrovie. L'uomo accompagnava i due non meglio di quanto avrebbero potuto fare gli  splendidi e dolcissimi labrador che erano con loro.

Salgo anch'io e noto che l'uomo delle Ferrovie lascia i due ragazzi verso il centro della carrozza, di fianco a due posti chiaramente non abbastanza ampi per poterli ospitare assieme ai cani. Il tizio frettolosamente saluta e se ne va. "Che razza di idiota" penso. Quindi mi accorgo che i due ragazzi si voltano intorno disorientati, cercando a 'tentoni' i posti riservati ai disabili, tastando incerti i sedili vicino a dove erano stati 'abbandonati'. Incredulo osservo la scena: c'era gente seduta lì vicino e nessuno si alzava a dare una mano! Anzi, una signora sembrava quasi infastidita che questi disabili con i loro cagnacci toccassero il suo posto!

Allora mi avvio verso di loro e li conduco in testa alla carrozza, dove si trovavano i due posti riservati ai disabili, posti con spazio per carrozzine o eventualmente, come in questo caso, per i cani-guida.

No. Non ci voleva un genio. Non ci voleva nemmeno un eroe, un boy scout o un parrocchiano in cerca di fioretti... Ma questa è la cosa più tragica! Il mio è stato un gesto insignificante. Ma...

Ma cosa siamo diventati? Io non voglio credere - e non credo - che sia così ovunque. Ma non è la prima volta che mi trovo a vivere queste situazioni. Non ho voglia di parlare delle solite ovvietà: la crisi dei valori nelle società cosiddette 'evolute' (perché si confonde evoluzione con ricchezza e ricchezza con denaro...), ecc...

Qui siamo proprio alla base... Qui c'è qualcosa di diverso, di abnorme, c'è una paura della diversità, c'è un terrore dell'altro che ormai è radicato nelle persone.

Chi è il vero disabile?

Dis-abile: il prefisso dis sta per negazione, privazione, contrarietà. Quindi il disabile sarebbe una persona non-abile? E non abile in cosa? Nella mente? Nelle braccia? Nelle gambe?

Quel dipendente delle Ferrovie come può essere definito? Un disabile mentale? E quella gente insensibile che faceva finta di nulla? Disabili emozionali? In quest'ottica, allora, non è forse peggio essere degli idioti o degli insensibili, piuttosto che ipovedenti?

Chi pone il confine tra abilità e disabilità? In che momento e perché un abile diventa disabile? E pensandoci più attentamente: esiste qualcuno che possa veramente definirsi puramente abile?

Non sarebbe più corretto utilizzare il termine 'diversabile', come diversamente abile. Così diventa più semplice e meno ipocrita definire situazioni di diversità rispetto non a un modello ideale, ma a un modello reale, altrettanto diverso, specifico e magari per tutt'altri motivi.

E anche qui... Non siamo forse tutti diversamente abili?

Io ne esco con due certezze: siamo tutti diversamente abili, ma certa gente è veramente disabile... e non perché si muove in carrozzina o perché non ci vede... ma perché ha perso l'anima! E questa forma di disabilità non può essere corretta con una protesi.

Il filosofo Gibba dice: "Se la realtà fosse oggettiva, dio avrebbe creato un solo uomo sulla Terra". La realtà non è oggettiva e siamo tutti diversi, tutti piccoli mondi in cerca di equilibrio. Siamo tutti diversabili in cerca di equilibrio. E in questa ricerca, preferisco forze come 'amore', 'serenità' e 'coesione', piuttosto che 'odio', 'paura' e 'ostilità'.