giovedì 15 ottobre 2009

Diversabili in equilibrio precario



Sono passati quasi due giorni da uno sgradevole episodio che ho vissuto in prima persona. Non ho voluto parlarne prima proprio per non lasciarmi 'prendere' troppo. Ora sono più lucido, meno arrabbiato, ma ancora profondamente amareggiato.

Due giorni fa, verso le sei del pomeriggio, stavo prendendo il treno per tornare a Vicenza e, poco prima di salire, vedo una coppia di ipovedenti che si avvicina alla carrozza accompagnata da un dipendente delle Ferrovie. L'uomo accompagnava i due non meglio di quanto avrebbero potuto fare gli  splendidi e dolcissimi labrador che erano con loro.

Salgo anch'io e noto che l'uomo delle Ferrovie lascia i due ragazzi verso il centro della carrozza, di fianco a due posti chiaramente non abbastanza ampi per poterli ospitare assieme ai cani. Il tizio frettolosamente saluta e se ne va. "Che razza di idiota" penso. Quindi mi accorgo che i due ragazzi si voltano intorno disorientati, cercando a 'tentoni' i posti riservati ai disabili, tastando incerti i sedili vicino a dove erano stati 'abbandonati'. Incredulo osservo la scena: c'era gente seduta lì vicino e nessuno si alzava a dare una mano! Anzi, una signora sembrava quasi infastidita che questi disabili con i loro cagnacci toccassero il suo posto!

Allora mi avvio verso di loro e li conduco in testa alla carrozza, dove si trovavano i due posti riservati ai disabili, posti con spazio per carrozzine o eventualmente, come in questo caso, per i cani-guida.

No. Non ci voleva un genio. Non ci voleva nemmeno un eroe, un boy scout o un parrocchiano in cerca di fioretti... Ma questa è la cosa più tragica! Il mio è stato un gesto insignificante. Ma...

Ma cosa siamo diventati? Io non voglio credere - e non credo - che sia così ovunque. Ma non è la prima volta che mi trovo a vivere queste situazioni. Non ho voglia di parlare delle solite ovvietà: la crisi dei valori nelle società cosiddette 'evolute' (perché si confonde evoluzione con ricchezza e ricchezza con denaro...), ecc...

Qui siamo proprio alla base... Qui c'è qualcosa di diverso, di abnorme, c'è una paura della diversità, c'è un terrore dell'altro che ormai è radicato nelle persone.

Chi è il vero disabile?

Dis-abile: il prefisso dis sta per negazione, privazione, contrarietà. Quindi il disabile sarebbe una persona non-abile? E non abile in cosa? Nella mente? Nelle braccia? Nelle gambe?

Quel dipendente delle Ferrovie come può essere definito? Un disabile mentale? E quella gente insensibile che faceva finta di nulla? Disabili emozionali? In quest'ottica, allora, non è forse peggio essere degli idioti o degli insensibili, piuttosto che ipovedenti?

Chi pone il confine tra abilità e disabilità? In che momento e perché un abile diventa disabile? E pensandoci più attentamente: esiste qualcuno che possa veramente definirsi puramente abile?

Non sarebbe più corretto utilizzare il termine 'diversabile', come diversamente abile. Così diventa più semplice e meno ipocrita definire situazioni di diversità rispetto non a un modello ideale, ma a un modello reale, altrettanto diverso, specifico e magari per tutt'altri motivi.

E anche qui... Non siamo forse tutti diversamente abili?

Io ne esco con due certezze: siamo tutti diversamente abili, ma certa gente è veramente disabile... e non perché si muove in carrozzina o perché non ci vede... ma perché ha perso l'anima! E questa forma di disabilità non può essere corretta con una protesi.

Il filosofo Gibba dice: "Se la realtà fosse oggettiva, dio avrebbe creato un solo uomo sulla Terra". La realtà non è oggettiva e siamo tutti diversi, tutti piccoli mondi in cerca di equilibrio. Siamo tutti diversabili in cerca di equilibrio. E in questa ricerca, preferisco forze come 'amore', 'serenità' e 'coesione', piuttosto che 'odio', 'paura' e 'ostilità'.

6 commenti:

Bruno (di testa e di cuore) ha detto...

ciao! A me le definizioni, per natura, mi fanno venire il prurito. Così anche le categorie. Ci sono persone con difficoltà motorie, persone con difficoltà neurologiche, persone con difficoltà emotive e ognuno di noi, come hai anche detto tu nel tuo bel post, ha le sue difficoltà/disabilità.
C'è chi non ama, purtroppo. C'è chi non è stato abituato ad amare perchè non è stato amato. Siamo per la maggior parte persone non amate e da tali ci comportiamo. Mi sarei arrabbiato anch'io, caro Neurasia, ma poi penso, a che pro? Probabilmente chi non ama, chi non rispetta, chi non aiuta, non riesce neanche a comprendere un gesto "divergente" e non può apprendere. Comunque, cambiando tono, il treno ci fa incontrare anche persone fantastiche. E' un microcosmo in movimento...A presto e complimenti per i tuoi post. Bruno

Simone ha detto...

io ho un amico cieco e me ne racconta di tutti i colori...pensa che spesso le ferrovie gli tirano il pacco e dopo aver prenotato l'assistenza non gli mandano nessuno.....per il resto che dirti..siamo una società di egoisti e gente che pensa solo ede esculsivamente a se stessi.....che schifo

Mara ha detto...

Bellissima quella dell'amico cieco che ne racconta di tutti i colori!
:-)
Io sono madrina di un ragazzo che ha la tetraparesi. Ha una famiglia fantastica, per sua fortuna, che lo ha spinto ad arrangiarsi e a lottare per quanto gli è possibile. Gioca a basket (in carrozzina), guida, va all'Università. Ma non ha certo una vita facile. Una volta, a casa sua, sono rimasta un po' sconvolta da suo padre che senza mezzi termini gli ha detto: "Ma va là, handicappato!"
Se non avessi conosciuto quella famiglia da vent'anni mi sarei risentita... invece il mio foglioccio si è girato verso suo padre e l'ha mandato tranquillamente a quel paese senza mezzi termini, pure lui... certe volte cerchiamo parole per rendere più "soffice" la realtà, ma non so se sia poi così giusto. Cosa è meglio? usare una parola come "disabile" invece che cieco, handicappato, sordo... oppure rimboccarci le maniche e dare una mano concreta a chi ne ha bisogno? Io nel tempo ho maturato la convinzione che la nostra società prima che insensibile e arida, sia profondamente pigra... accettare e aiutare chi ha delle difficoltà è faticoso. Succhia via un sacco di energie, soprattutto cercare di mettersi nei loro panni. Loro hanno bisogno principalmente di sentirsi capiti, compresi. Questa è la cosa difficile.

Neurasia ha detto...

@ Bruno: grazie per i complimenti e per la visita e... si, hai ragione, arrabbiarsi non serve a nulla e probabilmente certa gente, con tali comportamenti, dimostra una sofferenza interiore ancor più drammatica. E... viva il treno! Si è un microcosmo davvero brulicante di vita. Mi ritengo fortunato a poter muovermi in treno per andare a lavoro! :)

@ Simone: come Mara, ho apprezzato e sorriso davvero l'incipit del tuo commento! il tuo amico è fortunato ad avere un amico come te. io ti conosco e posso dirlo. a presto!

@ Mara: sono d'accordo... se l'origine di una qualsiasi definizione è una mente sensibile e ricca di senso civico come lo sei tu. allora so al volo qual é il senso delle parole. per molti altri invece... temo che serva una forzatura, un lavoro concettuale perché comprendano la differenza tra disabilità e diversabilità. perché non è così semplice.

avevo un amico a Milano affetto da una malattia neurologica grave... andavamo insieme in discoteca e lui in centro alla pista, con la sua carrozzina.... un vero matto... tra noi due non c'era bisogno di fare attenzione alle parole... capisco quello che dici. ;)

a presto!
m.

chiara ha detto...

Il tuo racconto mi ha ricordato un evento simile che mi è accaduto. Riportavo a casa una ragazza in sedie a rotelle... dovevo scenderla dalla macchina e metterla sulla carrozzina sotto un diluvio bestiale. Incontro gente che rientrava nello stesso palazzo, chiedo aiuto... tre persone separatamente mi hanno detto che andavano troppo di fretta, che avevano ospiti e alla mia faccia sbigottita hanno risposto con un alzata di spalle.
Sembra ti racconti un fatto irreale ma ti giuro che purtroppo è vero e ora provo di nuovo quella rabbia sorda e feroce.
(il quarto mi ha aiutato)!!!

Neurasia ha detto...

infatti, Chiara, la sensazione è proprio quella di una rabbia che cresce dentro...

faccio fatica a farmene una ragione, non tanto per l'episodio in sé... passa, uno lo metabolizza e reagisce... faccio fatica ad accettare questo nostro modello di vita, che trasforma gli uomini in materiale umano, senza più luce negli occhi...

va beh. mi consola che sul blog trovo persone come me, dove arde ancora quella scinilla, così bistrattata al giorno d'oggi, che si chiama anima...

ognuno poi interpreti l'anima secondo il suo schema morale..

;)
m.